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	<description>Il vero sito della montagna</description>
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		<title>Il rogo di Pilgrims Book</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 12:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Navyo Eller – Chi ha visitato Kathmandu, quasi di certo conosce la Pilgrims Book House, la storica e nota libreria specializzata in letteratura asiatica, fondata nel 1984 dalla famiglia  Tiwari. I suoi magazzini contenevano moltissimi titoli, distribuiti sapientemente nei locali dislocati su quattro interi piani. Ci si andava per frugare fra testi meravigliosi e difficili [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Navyo Eller – </strong>Chi ha visitato Kathmandu, quasi di certo conosce la <strong>Pilgrims Book House</strong>, la storica e nota libreria specializzata in letteratura asiatica, fondata nel 1984 dalla famiglia  Tiwari. I suoi magazzini contenevano moltissimi titoli, distribuiti sapientemente nei locali dislocati su quattro interi piani. Ci si andava per frugare fra testi meravigliosi e difficili da trovare altrove, per comprarsi un libro e sorseggiare un tè nel ristorante. <a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/Pilgrim2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3646" alt="Pilgrim2" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/Pilgrim2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Nella notte fra il 16 e il 17 maggio la liberia e altri edifici, negozi e ristoranti, sono stati ridotti in cenere da un rogo.</p>
<p>Situata in pieno centro della capitale, nel quartiere turistico di Thamel, la libreria era un punto di riferimento per tutti. L’incendio è partito da una cucina, o forse da un generatore elettrico situato in un edificio accanto, la famosa Kathmandu Guest House. In un attimo il rogo ha raggiunto la Pilgrims Book House e il suo giacimento cartaceo, divorando migliaia di libri. Non si registrano però vittime, anche se tre uomini impegnati a domare le fiamme hanno riportato lievi ferite.</p>
<p>Per fortuna, la Pilgrims Book House teneva la maggior parte dei libri antichi in altri locali. L’accorgimento ha impedito il consumarsi di una vera tragedia culturale (la libreria possiede oltre 25.000 libri rari), ma le stanze di Pilgrim e il giroscala zeppi di libri, con la loro magica atmosfera, non ci saranno più. Un pezzo della vecchia Kathmandu è stato cancellato per sempre. Probabilmente gli scaffali espositivi saranno presto ripristinati, e i locali torneranno a riempirsi di clienti e curiosi. Sta di fatto che la tragedia ha decretato la fine un luogo di studio diventato ormai mitico, forse un po’ polveroso ma senz’altro unico nel suo genere. Oggi la Pilgrims Book House come la ricordiamo è letteralmente un mucchio di cenere, e non rinascerà affatto dalle ceneri come una fenice, ma come qualcosa di nuovo a cui mancherà per sempre l’aria e la luce dei tempi passati.</p>
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		<title>Le Alpi del futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 13:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 26-27 aprile scorsi a Grassau, in Baviera, sono state gettate le basi per creare una regione alpina “capace di futuro”. Più di 90 partecipanti da 7 Paesi si sono incontrati per discutere del futuro delle Alpi e delle concrete possibilità d’azione dei comuni. Si è partiti da una constatazione: le sfide poste alla società [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26-27 aprile scorsi a Grassau, in Baviera, sono state gettate le basi per creare una regione alpina “capace di futuro”. Più di 90 partecipanti da 7 Paesi si sono incontrati per discutere del futuro delle Alpi e delle concrete possibilità d’azione dei comuni.</p>
<p>Si è partiti da una constatazione: le sfide poste alla società alpina possono essere paragonate a un intreccio di radici. Queste ultime si presentano intrecciate l’una all’altra in modo stratificato e complesso, e prendendo in considerazione un singolo settore si corre il rischio di avere un approccio limitato e unilaterale.</p>
<p><a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/Rete-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3638" alt="Rete 2" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/Rete-2-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>la <b>Conferenza annuale della Rete di Comuni</b> “Alleanza nelle Alpi” si è occupata, con un approccio complessivo, dello spazio di vita naturale e sociale nelle Alpi, e ha affrontato temi che vanno dal cambiamento climatico alla protezione della natura, fino ai mutamenti che interessano l’economia e la società.</p>
<p>Wolfgang Pfefferkorn nella relazione introduttiva ha esortato i convenuti ad agire con un approccio orientato al futuro. Per garantire a lungo termine la qualità della vita, i presupposti di una società compatibile con la natura devono essere posti al di sopra della crescita e di un consumo eccessivo di merci e materie prime. Pfefferkorn ha sostenuto inoltre che è fondamentale disporre dell’apprezzamento di tutte le persone che abitano in un comune e il contributo delle loro idee, ma è anche importante promuovere lo scambio tra i comuni e recepire impulsi dall’esterno.</p>
<p>Per i comuni messi in rete è tutto più semplice, perché possono approfittare delle esperienze dei propri partner. Quattro escursioni nei dintorni di Grassau hanno illustrato le strategie locali a livello comunale e regionale. Nel corso dei seminari i rappresentanti dei comuni hanno potuto dare il proprio contributo di idee e visioni. Il confronto si è sviluppato attorno ai temi di clima, protezione dell’ambiente naturale, capacità d’azione sociale e creazione di valore aggiunto regionale. I risultati dei seminari confluiranno nelle prossime attività di AidA e sono già stati presi in considerazione per definire i temi delle prossime manifestazioni. Nello stesso tempo, costituiscono i punti di riferimento per i prossimi programmi e progetti comuni.</p>
<p>La conferenza annuale ha costituito inoltre la cornice all’interno della quale ha preso il via il programma <b>dynAlp-nature.</b> Il nuovo programma dynAlp si prefigge di sostenere progetti di cooperazione transfrontaliera che attuino misure di protezione della natura, come ad esempio la creazione e la conservazione di biodiversità, forme di gestione semi-naturale di terreni privati e pubblici o l’agricoltura biologica. Le proposte tematiche elaborate nel corso della conferenza saranno pubblicate tra breve sul sito di AidA (Allianz in den Alpen / Alleanza nelle Alpi). I comuni interessati possono annunciarsi senza impegno attraverso il sito oppure contattando gli animatori AidA.</p>
<p>Durante la conferenza, i progetti già realizzati sul tema del clima hanno potuto essere apprezzati in una mostra di poster. I comuni che hanno ottenuto il sostegno del programma dynAlp-climate hanno potuto presentare il loro lavoro e nello stesso tempo trasmettere ad altri membri il know-how così acquisito.</p>
<p>La Rete di comuni “Alleanza nelle Alpi” si riunirà per la prossima conferenza annuale nel giugno 2014 nello Zillertal/Austria.</p>
<p>Rete di comuni “Alleanza nelle Alpi” / Gemeindenetzwerk “Allianz in den Alpen” / Réseau de communes “Alliance dans les Alpes” / Omrežje obcin “Povezanost v Alpa”: Im Bretscha 22 o Postfach 142 o FL-9494 Schaan, tel. <span style="text-decoration: underline;"><a href="file://localhost/tel/%252B423%20237%2053%2088">+423 237 53 88</a> </span>o Fax <a href="file://localhost/tel/%252B423%20237%2053%2054"><span style="text-decoration: underline;">+423 237 53 54</span></a>, <a href="http://www.alleanzalpi.org/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">www.alleanzalpi.org</span></a> &#8211; <a href="mailto:info@alleanzalpi.org" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">info@alleanzalpi.org</span></a></p>
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		<title>Uomini &amp; Montagne</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 21:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimi giorni (fino a domenica alle ore 13) per visitare a Trento, a Palazzo Lodròn (P.zza Lodròn 31), la mostra &#8220;di Uomini  e di Montagne&#8221;, di Mario Verin – uno tra i migliori fotografi italiani di montagna e di paesaggio,   oltre che alpinista di ottimo livello e accademico del Cai –, organizzata in collaborazione con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimi giorni (fino a domenica alle ore 13) per visitare a Trento, a Palazzo Lodròn (P.zza Lodròn 31), la mostra<em><strong> &#8220;di Uomini  e di Montagne&#8221;</strong>, </em>di Mario Verin – uno tra i migliori fotografi italiani di montagna e di paesaggio, <a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/locandinatrento.jpg"><br />
</a><a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/locandinatrento.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3626" alt="locandinatrento" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/locandinatrento-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> oltre che alpinista di ottimo livello e accademico del Cai –, organizzata in collaborazione con Les Cultures onlus. L’esposizione fotografica propone una selezione di 40 immagini di popoli e montagne, partendo dalle Alpi e spostandosi via via nel Sahara, in Medio Oriente, in Himalaya, in Perù. Le immagini della mostra sono state elaborate dalll’autore che ha seguito con estrema attenzione l’intero processo di stampa delle fotografie, scegliendo una carta <i>Fine Art Hahnemühle</i> (Photo Rag, 100% cotone) opaca, per ottenere una resa cromatica in grado di leggere l’intera gamma di sfumature.</p>
<p>Matio Verin, che con la moglie Giulia Castelli ha firmato importanti reportage geografici per le più note riviste nazionali, ha ricebvuto due menzioni speciali al Banff Mountain Film Festival ed è stato selezionato alla Biennale d’Arte di Venezia 2011 per le sue fotografie siul deserto libico. (<a href="http://www.marioverin.it" target="_blank">www.marioverin.it</a>)</p>
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		<title>La grande kermesse del Trento Film Festival</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 22:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La 61ma edizione del Trento Film Festiva ha appena chiuso i battenti, e tutti i siti Web sono già inondati di commenti. Due settimane di film, dibattiti, eventi, incontri, reading, spettacoli finiti nel tritacarne mediatico con flash parziali, giudizi estemporanei, battute talvolta inappropriate. La domanda finale – è andata bene o andata male? – però viene sistematicamente elusa da tutti. Perché? Perché è difficile rispondere, se non si ha la fortuna di abitare a Trento e avere a disposizione un sacco di tempo libero per farsi un’idea completa della grande kermesse. Nelle poche ore a loro disposizione, i visitatori riescono tutt’al più a cogliere qualche scampolo della manifestazione. C’è chi decide di dedicarsi al cinema, chi preferisce seguire gli incontri collaterali, chi saltella un po’ di qua e un po’ di là. La verità è che un festival come quello di Trento riescono a valutarlo solo i <i>flâneur </i>o i superimpegnati, quelli che girano con il programma in tasca,  lo infarciscono di note e di appunti, e non hanno dubbi sulle loro scelte. Poi ci sono anche i furbastri, quelli che dopo mezz’ora sanno già tutto perché sono allenati a orecchiare commenti in tutti gli angoli.</p>
<div id="attachment_3616" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/GenOro.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3616" alt="&quot;Expedition to the End of the World&quot;, di Daniel Dencik, vincitore del 61° Filmfestival di Trento" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/GenOro-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Expedition to the End of the World&#8221;, di Daniel Dencik, vincitore del 61° Filmfestival di Trento</p></div>
<p>In ogni caso, considerando la sua formula e la gran girandola di eventi, il festival non si giudica solo per sezioni, ma nel suo insieme. Ci sono anni in cui le proiezioni fanno la parte del leone, altre in cui sono costrette a dividere l’interesse del pubblico con gli eventi che si susseguono a ritmi incalzanti, o con l’apparizione a sorpresa di personaggi famosi. E anche quest’anno, di nomi importanti ce ne sono stati parecchi. Occasioni imperdibili per i cinefili, che ad esempio si sono visti piovere dall’alto addirittura Pupi Avati; per i climber, che hanno potuto incontrare Manolo, Adam Ondra e tanti altri personaggi di punta; per gli alpinisti di tutte le generazioni, beati di stringere la mano a Ed Webster, Reinhold Messner, Mauro Corona, Igor Koller, Elio Orlandi, Kurt Diemberger, Mick Fowler, Silvo Karo, e anche al 95enne Norman Dyhrenfurth. Ma anche chi cercava la cultura si è trovato a tu per tu con nomi importanti come Philippe Daverio e Erri De Luca.</p>
<p>Le serate-spettacolo? Be’, al solito, qualcuna buona, anzi ottima; altre più sottotono; e qualcuna persino poco riuscita, come quella per il 150° del Cai, che doveva essere una sorpresa di Maurizio</p>
<div id="attachment_3618" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/Pura-Vida.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3618" alt="“Pura Vida”, Geniana d’oro del Cai per il miglior film di alpinismo" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/Pura-Vida-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">“Pura Vida”, Geniana d’oro del Cai per il miglior film di alpinismo</p></div>
<p>Nichetti ma che ci è parsa un amalgama poco… amalgamato, con tanto contesto ma poca sostanza. Per quanto riguarda i film, il nostro consiglio è quello di dare un’occhiata al vincitore della Genziana d’oro del concorso internazionale, racconto del viaggio di un gruppo di scienziati e artisti a bordo di una goletta tra i ghiacci del Nord Est della Groenlandia. Poi, da non mancare, quando arriverà nelle rassegne post festival, il lungometraggio <i>Le thé ou l&#8217;électricit, </i>del belga Jérôme Le Maire, Genziana d&#8217;oro della Città di Bolzano e Premio Usi e costumi della gente trentina, che racconta il disorientamento di una piccola comunità dell&#8217;Alto Atlante marocchino di fronte all&#8217;arrivo dell’energia elettrica. Da vedere, anche <i>Pura Vida,</i> dei registi spagnoli Pablo Iraburu<b> </b>e Migueltxo Molina Ayestaran, cui è andata la Genziana d&#8217;oro del Cai per il miglior film di alpinismo: si tratta della storia di un salvataggio impossibile tentato da alcuni noti alpinisti che non esitano ad esporsi a gravi pericoli per portare soccorso ad un alpinista spagnolo.</p>
<p>Diverso, al solito, il giudizio del pubblico. Per la categoria “Alp&amp;Ism” il premio è stato vinto da <i>Messner &#8211; Der Film, </i>di Andreas Nickel; per la categoria lungometraggi il premio è stato invece assegnato a <i>Hiver Nomade</i> (già segnalato tempo fa su questo sito), di Manfred von Stuerler.  E infine, il Premio IOG &#8211; International Outdoor Group &#8211; è andato a <i>North of the Sun</i>, di Inge Wegge e Jorn Nyseth Ranum. Per tutti gli altri titoli e i vari premi minori, si può comunque dare un’occhiata al sito Web ufficiale del Film festival (<a href="http://www.trentofestival.it" target="_blank">www.trentofestival.it</a>).</p>
<p><strong>La foto d’apertura del servizio è di Daniele Lira, le altre sono dell’archivio del Trento Film Festival.</strong></p>
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		<title>Habemus Aetnam!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 09:13:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marinella Fiume – Infine “Habemus Aetnam”! Il Ministero dell’Ambiente, a seguito dell’esito positivo della valutazione del Monte Etna da parte dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, che ha riconosciuto l&#8217;importanza scientifica e pedagogica e l’ultra millenaria fama del vulcano, catasto magico di miti infernali e paradisiaci, sede di demoni e della reggia di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Marinella Fiume</b> – Infine “Habemus Aetnam”! Il Ministero dell’Ambiente, a seguito dell’esito positivo della valutazione del Monte Etna da parte dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, che ha riconosciuto l&#8217;importanza scientifica e pedagogica e l’ultra millenaria fama del vulcano, catasto magico di miti infernali e paradisiaci, sede di demoni e della reggia di Re Artù, ha dato l’attesa comunicazione.  L&#8217;Etna, il vulcano <a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/etna.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3611" alt="etna" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/05/etna-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>più alto e attivo d’Europa, a giugno sarà proclamato patrimonio dell’Unesco a Phnom Penh, in Cambogia, in occasione della trentasettesima sessione del Comitato del patrimonio mondiale, alla presenza dei rappresentanti di oltre 180 Paesi. Un altro tassello da aggiungere al fascino storico, mitico ed esoterico del vulcano che ha emozionato nei secoli la fantasia di scrittori e viaggiatori. L’ascensione al cratere è infatti un’iniziazione: un’ascesa agli inferi e una risalita alla vita, una trasformazione alchemica, una rinascita che lascia il segno per sempre. Lì i quattro elementi empedoclei: <i>acqua, aria, terra, fuoco</i> si ricompongono sotto la forza dell’<i>amore che vince l’odio. </i>Così l’universo si riaggrega e nasce il ciclo perenne della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Botte da orbi a 7000 metri</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 12:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Roberto Mantovani – Everest, campo III, 7200 metri, due giorni fa. Botte da orbi, calci, pugni, pietre e coltelli che volano. Sembra la scena clou di una fiction di terz’ordine. E invece è la realtà. E al centro della vicenda ci sono Simone Moro, lo svizzero Ueli Steck e il britannico Jonathan Griffith. Ma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Roberto Mantovani –</strong> Everest, campo III, 7200 metri, due giorni fa. Botte da orbi, calci, pugni, pietre e coltelli che volano. Sembra la scena <i>clou </i>di una fiction di terz’ordine. E invece è la realtà. E al centro della vicenda ci sono Simone Moro, lo svizzero Ueli Steck e il britannico Jonathan Griffith. Ma ecco i fatti. I tre alpinisti stanno salendo velocemente al campo III, sulla parete del Lhotse, per acclimatarsi in vista del loro progetto di scalata. Alla loro destra un gruppetto di sherpa sta piazzando le corde fisse per facilitare la salita della via normale agli alpinisti in procinto di salire verso la vetta (tra il 25 e il 26 aprile sono già saliti sulla cima in 150…). <a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Simo-Steck.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3604" alt="Simo &amp; Steck" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Simo-Steck-150x150.png" width="150" height="150" /></a>Moro e compagni sanno che gli sherpa non vanno disturbati e si muovono con cautela. Ad un certo momento, però, sono costretti ad attraversare. Nel momento in cui Steck scavalca le corde, succede il finimondo. Il capo squadra sherpa comincia a sbraitare, scende in doppia e comincia ad attaccar briga. Dice che qualcuno ha fatto precipitare dei frammenti di ghiaccio (da notare che il pendio era nevoso…).  La temperatura emotiva sale. Furioso, lo sherpa ordina ai suoi di sospendere il lavoro e rientrare al campo II. Steck, per cercare di appianare la situazione, aggiunge 260 metri di corde fisse. Ma non servirà a nulla. Tornati al campo II, Moro, Steck e Griffith si trovano a dover fronteggiare l’ostilità di un’ottantina di sherpa inferociti. Ed è in quel momento che inizia la rissa. Partono calci e pugni, Moro schiva una coltellata, Steck viene colpito al volto probabilmente da una pietra. La faccenda va avanti per quasi un’ora, e il peggio viene evitato solo grazie alla presenza di alcuni alpinisti occidentali, che si schierano tra le due fazioni.</p>
<p>Una faccenda brutta, bruttissima. Da tempo scriviamo che l’Everest è diventato una specie di “buco” nero del turismo delle altissime quote. Ma, nonostante la mancanza di etica, la compravendita selvaggia delle bombole d’ossigeno, la pressione smisurata esercitata dai gruppi che vogliono raggiungere la vetta a qualunque costo, il colossale business che sta trasformando l’economia montana del Solo Khumbu, l’arroganza dei “caporali” che dirigono il traffico, nessuno immaginava di assistere a episodi di violenza.</p>
<p>Che si arrivi ai duelli rusticani ad alta quota perché qualcuno non ti ha ceduto il passo è inammissibile. Ed è triste che, nella contesa ci sia un gruppo di sherpa, che sono gente tra la più pacifica della regione. Ora le autorità nepalesi stanno indagando sui fatti ma, qualunque siano le conclusioni, la vicenda non si risolverà individuando un colpevole. Ciò che sta accadendo sulle pendici della montagna più alta del mondo non si spiega solo con il meccanismo causa-effetto. Prima di giudicare occorre tenere conto del contesto. Dello stress a cui sono sottoposti gli uomini che attrezzano la via normale di salita e ne curano quotidianamente la manutenzione. Delle assurde pretese delle squadre di clienti che addossano ai loro accompagnatori tutte le responsabilità. Della pericolosità dell’ambiente. Della necessità continua, da parte degli sherpa, di essere all’altezza della situazione – anche di fronte agli alpinisti atleticamente più preparati. Della pioggia di dollari in un mondo che fino all’altro ieri si basava su un’economia di sussistenza e che ha visto irrompere la modernità a una velocità inimmaginabile…</p>
<p>Prima o poi le tensioni scatenate dal corso degli aventi dovevano emergere in superficie, e sono esplose come in un’eruzione vulcanica. Nel modo più imprevedibile. Ma adesso non c’è più tempo. Occorre azzerare subito la<a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Campo.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3605" alt="Campo" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Campo-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a> violenza, lo scontro, l’aggressione. Occorrono delle regole che solo il governo nepalese può predisporre. E gli himalaysti devono rendersi conto che nei luoghi dell’Everest in cui sale la via normale non c’è più spazio per scalare. Quella striscia di ghiaccio e roccia è stata privatizzata dal business, e bisogna starne alla larga. E allora, tutti a casa? Nessuno lo dirà mai, ma un ammonimento del genere sarebbe davvero un segnale inequivocabile per tutti. La capacità di rinunciare avrebbe un valore simbolico altissimo, visto come si sono messe le cose.</p>
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		<title>Everest, si ricomincia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 09:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Nepal e in Tibet, la stagione dell’Everest è ricominciata. Tutte le spedizioni si sono ormai attestate ai rispettivi campi base sui due opposti versanti della montagna. Le vere novità alpinistiche sono due. La cordata di Denis Urubko e Alexey Bolotov, già in attività mentre scriviamo, sta cercando di salire la gigantesca parete sud ovest [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In Nepal e in Tibet, la stagione dell’Everest è ricominciata. Tutte le spedizioni si sono ormai attestate ai rispettivi campi base sui due opposti versanti della montagna. Le vere novità alpinistiche sono due. La cordata di Denis Urubko e Alexey Bolotov, già in attività mentre scriviamo, sta cercando di salire la gigantesca parete sud ovest dell’Everest per una via nuova, senza ossigeno e senza portatori d’alta quota. Si tratta di un progetto ambizioso e molto difficile. Da parte loro, Simone Moro e lo svizzero Ueli Steck sono pure loro intenzionati ad aprire una via nuova senza ossigeno e in stile alpino. Decideranno sul momento dove salire, ma certamente rimarranno lontani dagli itinerari battuti.</p>
<p><a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Kh1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3596" alt="Kh1" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Kh1-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Al solito, c’è da giurarlo, i guai si concentreranno per la maggior parte sulla via normale nepalese, ormai monopolizzata dalle spedizioni commerciali. Anzi, nel silenzio generale, sono già cominciati. Da poco è morto il 45enne Mingmar Sherpa, che faceva parte degli <i>Everest Icefall Doctors,</i> la squadra di sherpa specializzata nell’attrezzare con scale di alluminio e corde fisse l’itinerario di salita (ma anche nel curare la manutenzione), nel tratto della gigantesca seraccata dell’Icefall, che sovrasta il campo base nepalese. Mingmar e i suoi colleghi avevano appena completato l’attrezzatura del percorso e cominciavano a trasportare il materiale ai campi alti I e II, fin oltre i 6000 metri. Nel corso della discesa dal campo II (6600 m), lo sherpa è scivolato finendo in un crepaccio dopo una caduta mortale. Ovviamente, come dicevamo, la notizia non è quasi rimbalzata sulla stampa, ma noi abbiamo deciso di proporla ai nostri lettori per ribadire ancora una volta cosa succede dietro le quinte della corsa all’Everest. Un’attività che, considerando i retroscena, la logistica e le modalità con cui si svolge, assomiglia sempre di più a una vera e propria industria del turismo d’altissima quota. E che non ha più nulla a che fare con l’himalaysmo.</p>
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		<title>Vicini al collasso</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 10:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vita e lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alfio Bessone – Ho deciso di non lasciar perdere e di continuare a scrivere perché mi hanno telefonato in tanti. Però  non voglio redigere la solita lista dei piagnistei. Ma ho intenzione di denunciare una situazione che richiede soluzioni urgenti. E se nel mio scritto precedente dicevo che oggi qui in montagna non se [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Alfio Bessone – Ho deciso di non lasciar perdere e di continuare a scrivere perché mi hanno telefonato in tanti. Però  non voglio redigere la solita lista dei piagnistei. Ma ho intenzione di denunciare una situazione che richiede soluzioni urgenti. E se nel mio scritto precedente dicevo che oggi qui in montagna non se ne può più, i motivi sono tanti. Il mondo delle valli è stato completamente dimenticato dalla Casta, e la gente è arrabbiata: basta guardare la direzione che ha preso il voto nelle ultime elezioni. È arrabbiata perché, a fronte del dilagare della corruzione e dell’evasione fiscale, si eliminano – anzi: si “tagliano” – diritti acquisiti nel tempo con fatica. <a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/DSC_0021.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3588" alt="DSC_0021" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/DSC_0021-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Archiviati i decenni in cui l’economia del mondo montano è stata letteralmente distrutta, si ricomincia daccapo a fare danni. Alla faccia della Costituzione e del famoso articolo 44, che «dispone provvedimenti a favore delle zone montane», non c’è più il fondo per la montagna, e il “superamento” (leggi: eliminazione) delle Comunità Montane deve fare i conti con un percorso irto di ostacoli e difficoltà. Insomma, non sta cambiando nulla rispetto al passato, quando le risorse delle valli (pensiamo anche solo all’acqua) venivano incamerate con arroganza e ci si faceva baffoni sul possibile sviluppo di comparti economici basati sull’impiego di ciò che offre la montagna, con la conseguente creazione di lavorio e investimenti.</p>
<p>E a nulla è valso fare richieste precise, dal potenziamento dell’innovazione, col superamento definitivo del <i>digital divide</i> e la possibilità di accesso alla banda larga (il famoso diritto alla connettività…), alle politiche forestali e agricole; dal recupero edilizio delle borgate alla difesa dei suoli e alla messa in sicurezza delle valli; dallo sfruttamento delle energie rinnovabili al potenziamento di un turismo capace di inserirsi nel mondo alpino senza causare danni; dagli incentivi alle Unioni dei Comuni montani alle politiche di perequazione territoriale. E poi, naturalmente non per ultime, vista la loro importanza, politiche adeguate per la scuola e l’istruzione, l’infanzia, i servizi sociali, la sanità, i trasporti. Le idee chiare le ha anche chi abita e lavora in montagna. Ed è questo che genera sconforto e arrabbiature tra la gente che abita quassù. Ma, si sa: se non si chiede e non si sente, sembra che i problemi non esistano. Quando invece la situazione sta diventando letteralmente insostenibile e priva di prospettive.</p>
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		<title>Un principe sull’Everest?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 16:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Everest]]></category>
		<category><![CDATA[Quatar]]></category>
		<category><![CDATA[Sheikh Mohammad Bin Abdullah Al-Thani]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha già scalato le vette più alte di sei continenti, ma gli manca ancora la più alta. Sheikh Mohammad Bin Abdullah Al-Thani, uno dei principi della famiglia regnante del Qatar, ha deciso di tentare fra poche settimane l’ascensione dell&#8217;Everest. Con lui ci saranno scalatori provenienti da Palestina, Libano, Emirati Arabi Uniti, e la prima donna proveniente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/abdullah_althani_thumb.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3575" alt="abdullah_althani_thumb" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/abdullah_althani_thumb-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Ha già scalato le vette più alte di sei continenti, ma gli manca ancora la più alta. <b>Sheikh Mohammad Bin</b> <b>Abdullah Al-Thani</b>, uno dei principi della famiglia regnan<strong>te del Qatar, ha</strong> deciso di tentare fra poche settimane l’ascensione dell&#8217;<b>Everest.</b> Con lui ci saranno scalatori provenienti da Palestina, Libano, Emirati Arabi Uniti, e la prima donna proveniente dall&#8217;Arabia Saudita.</p>
<p>La spedizione ha anche un secondo scopo: raccogliere un milione di dollari in fondi dai propri clienti per la <b>Reach Out di Asia</b> (Rota), la Onlus di Al-Thani con sede a Doha, per sostenere l’istruzione e la scolarizzazione in Nepal, dove l’organizzazione è già attiva in vari altri progetti sociali.</p>
<p>Oltre ad essere di condizioni agiate, <b>Al-Thani</b> è conosciuto come viaggiatore avventuroso e appassionato alpinista. Nel mondo  arabo, al momento sono pochi gli appassionati di outdoor, ma il principe del Qatar – fiutando forse un nuovo affare – si è detto convinto in un cambiamento per il prossimo futuro.<em> (info Navyo Eller – Kathmandu).</em></p>
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		<title>Vette e colli come un tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 13:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Amici della Terra]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato nazionale per il Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Commissisone Pastorale Vescovado di Trento]]></category>
		<category><![CDATA[croci di vetta]]></category>
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		<description><![CDATA[Infrastrutture, croci e simboli sulle vette. Se ne discute da anni, eludendo il problema e delegandolo, nel caso delle croci, a una questione di fede cristiana. Ma il punto non è quello. La polemica non riguarda i simboli religiosi in sé – che in tutto il mondo sono disseminati sulle montagne (pensiamo al Nepal) – [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i>Infrastrutture, croci e simboli sulle vette. Se ne discute da anni, eludendo il problema e delegandolo, nel caso delle croci, a una questione di fede cristiana. Ma il punto non è quello. La polemica non riguarda i simboli religiosi in sé – che in tutto il mondo sono disseminati sulle montagne (pensiamo al Nepal) – né delle umili croci di vetta, ma le loro dimensioni impattanti e la loro proliferazione invasiva. Oggi si aggiungono tuttavia altre strutture, come l’emblema del dinosauro piazzato sulla cresta del Pelmo, in Dolomiti. Mountain Wilderness ha prodotto un documento rivolto agli enti pubblici, al quale si sono associati subito WWF Italia, Pro Natura, Amici della Terra, Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, Altura, Comitato Nazionale per il Paesaggio. Non solo: la posizione indicata nel documento che proponiamo qui sotto ai nostri lettori, è persino stata assunta pubblicamente dalla Commissione Pastorale del Vescovado di Trento.</i></p>
<p>«Da alcuni decenni, e in questi ultimi anni con sempre maggiore frequenza, il tradizionale uso di segnalare con una modesta croce il culmine delle montagne ha assunto un carattere sempre più vistoso e autoreferenziale, allontanandosi dal significato originario al punto da destare ragionevoli perplessità. Su creste, pendici e vette sorgono ovunque ingombranti strutture di diverso tipo, da quelle tecnologiche a quelle più dichiaratamente simboliche, portatrici di messaggi storici, religiosi, artistici o fantastici. La montagna viene usata come palcoscenico di ambizioni personali o di gruppo, per imporre aggressivamente convinzioni religiose, marcare il territorio con un proprio segno inconfondibile, o per costruire business. Qui non stiamo parlando di strutture tecnologiche, siano queste rivolte all’ospitalità e al turismo, o alla produzione di energia, o alle trasmissioni via etere, per le quali sarebbe necessario un discorso diverso e più complesso.</p>
<p><a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/d039f29.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3565" alt="d039f29" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/d039f29-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Ci limitiamo a chiedere l’attenzione delle amministrazioni e degli enti pubblici, così come delle associazioni alpinistiche ed escursionistiche, sull’opportunità di giungere a regolare, nel rispetto dei luoghi e delle diverse sensibilità dei loro frequentatori, la installazione di croci gigantesche (anche illuminate di notte), di crocifissi, di statue di madonne e di santi, di altarini in ricordo di defunti, ovvero di opere artistiche di carattere profano.</p>
<p>Ormai non si occupano solo le vette più significative. Questa discutibile abitudine sta tracimando su ogni cima, purché visibile dal fondovalle, e sta insidiando l’integrità naturale di crinali magari poco battuti ma reputati favorevoli alla promozione turistica del luogo. È sufficiente che singole associazioni o perfino singoli personaggi chiedano l’autorizzazione e ogni cosa viene concessa, spesso a prescindere dai valori qualitativi dell’opera, dall’impatto paesaggistico e ambientale, dai negativi risvolti psicologici, etici e culturali che il progetto porterà come conseguenza, una volta realizzato. Ciò purtroppo avviene anche all’interno di aree particolarmente delicate e tutelate da disposizioni nazionali e internazionali, come parchi naturali e riserve, siti Sic e Zps. Basti pensare al dinosauro – di 3 metri per 6 – spuntato sulla cresta del Pelmo, montagna dolomitica inserita nei Monumenti del Mondo dell’Unesco. Ai frequentatori viene di fatto negata la possibilità di attribuire liberamente alle loro esperienze in natura i valori interiori che sentono più affini, sopraffatti come sono dall’aggressività monocorde di tali installazioni, le quali, a nostro avviso, privatizzano e ipotecano indebitamente il “senso” di un bene comune. Siamo convinti che le montagne non abbiano bisogno di crocifissi e madonne per invitarci a pregare. Si può trovare la propria silenziosa preghiera anche appoggiandosi a un sasso, o indugiando ad ammirare la torsione di un larice, o i riflessi del tramonto sui rami di un pino mugo, o riflettendo sulle sofferenze della prima guerra mondiale, o ricordando il sorriso di amici scomparsi con cui un tempo si erano frequentati quegli stessi luoghi, o semplicemente concentrandosi sul ritmo del proprio respiro.</p>
<p>Il rapporto spirituale degli esseri umani con gli spazi incontaminati della montagna non viene mai arricchito da strutture artificiali che tendono ad orientarne in una direzione o in un’altra il significato.</p>
<p>Le associazioni firmatarie di questo documento chiedono alle amministrazioni pubbliche, a partire dal profilo governativo nazionale per raggiungere le Regioni e i Comuni, alle singole associazioni, di riportare sulle montagne la sobrietà di un tempo, evitando che questi ultimi regni della libertà continuino ad essere colonizzati e manipolati da chi pretende, attraverso tali mezzi invadenti, di imporre a tutti le proprie opinioni, anche estetiche.</p>
<p>Riteniamo sia necessario tutelare in modo deciso, attraverso uno specifico e preciso vincolo, tutte le aree protette, nazionali e regionali, le aree Sic e Zps, i biotopi, le zone monumentali che sono state teatro di guerra, le <a href="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Pelmo.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3579" alt="Pelmo" src="http://segnavia54.com/wp-content/uploads/2013/04/Pelmo-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>infrastrutturazioni storiche quali mulattiere per transumanze e trincee.</p>
<p>Riteniamo sia necessario, anche in aree non tutelate, chiedere ed eventualmente imporre alle associazioni e alle organizzazioni di promozione turistica la massima sobrietà nella apposizione di simboli religiosi e artistici in montagna e sulle aree pascolive e che tali strutture vengano sottoposte a una precisa regolamentazione e normativa urbanistica.</p>
<p>Riteniamo necessario chiedere una revisione e una rimozione di tante opere imposte alle vette, opere sovradimensionate e ingiustificabili che incidono in modo negativo sulla percezione del paesaggio montano nazionale.</p>
<p>Auspichiamo che le varie associazioni alle quali fanno riferimento i frequentatori delle nostre montagne, elaborino quanto prima, di comune accordo e senza ambiguità, un vincolante codice di comportamento per quel che riguarda il problema che ci ha spinti a elaborare il presente documento».</p>
<p><em>Associazione proponente Mountain Wilderness Italia. Aderiscono e sostengono la proposta: Wwf Italia, Pro Natura, Amici della Terra, Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, Altura, Comitato Nazionale per il Paesaggio.</em></p>
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